la crescita del potere delle multinazionali

Il sedicesimo rapporto annuale del Centro Nuovo Modello di Sviluppo

di redazione Peacelink (*)

 

Chi comanda davvero nell’economia mondiale?

Il sedicesimo rapporto annuale del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS) prova a rispondere con i dati.

Le multinazionali sono circa 320mila e controllano l’80% del commercio internazionale.

Le prime 200 valgono il 16% del fatturato complessivo delle imprese che operano oltre i confini nazionali. 

In dieci anni i loro profitti sono cresciuti del 137%, mentre i ricavi del 57%.

Un potere enorme, concentrato in poche mani.

La TOP 10 per fatturato (2025)

Nella classifica per fatturato troviamo 7 multinazionali statunitensi, 2 cinesi e 1 saudita. Al primo posto c’è Amazon.com con 717 miliardi di dollari; dieci anni prima era soltanto 44ª. Seguono Walmart (USA) e State Grid (Cina). Impressionante il balzo di UnitedHealth Group: nel 2015 era 149ª, nel 2025 è quarta.

Se si guarda al profitto, la classifica cambia
Al primo posto c’è Alphabet, leader nell’intelligenza artificiale, con 132 miliardi di dollari di utili. Seconda Apple con 112 miliardi, terza Saudi Aramco con 92 miliardi.

La geografia del potere economico
Tra le prime 200 per fatturato:

– USA: 63 società, 11.736 miliardi di dollari (40,7%);

– Cina: 46 società, 22,8% dei ricavi;

– Giappone: 16 imprese, 5,9%;

– Germania: 13 società, 5,6%;

– Francia: 11 aziende, 4,1%;

– Italia: solo 2 multinazionali (ENI ed ENEL), con 185 miliardi di dollari, pari allo 0,6%.

Multinazionali più grandi degli Stati?
Delle prime 100 entità economiche mondiali, 59 sono multinazionali e 41 sono governi nazionali. Le prime 25 multinazionali fatturano più del gettito fiscale degli Stati Uniti. Amazon e Walmart hanno ricavi quasi pari al gettito fiscale di Spagna e India. Non è solo un dato economico: è una questione democratica.

Oltre i numeri

Il dossier CNMS approfondisce anche:

– i signori dell’intelligenza artificiale, usata anche per scopi militari;

– i movimenti di opposizione ai data center, grandi consumatori di acqua ed energia;

– la “tecnologia nera”, intreccio tra finanza e imprese tech con dichiarazioni razziste, xenofobe, autoritarie e fasciste;

– la retromarcia dell’Europa in materia ambientale, per assecondare imprese e multinazionali;

– la cessione dei quotidiani italiani della famiglia Agnelli a una famiglia greca e a un Fondo Sovrano Saudita.

Nelle ultime pagine, il report propone una classifica di chi vince e chi perde dopo quattro anni di guerra in Ucraina: vincono anzitutto imprese e multinazionali, perdono anzitutto le popolazioni. Chiude con la poesia “Pietà per la nazione” di Lawrence Ferlinghetti e il collegamento a “Povera patria” di Franco Battiato.

Per PeaceLink, questi dati confermano che la concentrazione del potere economico non è separata dalla guerra, dalla crisi climatica e dalla negazione dei diritti. Smontare questa egemonia significa costruire alternative di pace, giustizia sociale e sostenibilità.

– Top 200 edizione 2026

– Infografica di accompagnamento

(*) Link all’articolo originale: https://www.peacelink.it/economia/a/51602.html

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